I segreti di Corte Normanna falanghina tra venti caldi

20 dicembre 2006 tratto da ‘la Repubblica
di Antonio Corbo
Gaetano e Alfredo Falluto superano l’odiosa rivalità tra la Falanghina flegrea e quella del Sannio. Oltre il nome, niente le unisce. Grappoli, raspo, acino: uve diverse in tutto. Tutt’e due però esposte alla più volgare concorrenza. “Corte Normanna”, con l’autorevolezza dei suoi 80 anni, si batte per un’alleanza: patto a difesa della qualità. Per i fratelli Falluto è l’idea guida dell’azienda: fondata nel 1927, rilanciata nel 1984 con bottiglie e tecniche nuove, “Corte Normanna” ha persino permutato alcuni vigneti. Per rendere uniforme il prodotto, ha acquisito solo terreni argillosi e calcarei di origine vulcanica. Ha venduto quelli sabbiosi. Altro soffio di vanità: la posizione. A sud e sud-ovest, respirano venti caldi di scirocco e libeccio, l’Appennino le protegge dalla tramontana. L’agronomo è di Guardia Sanframondi, Gaetano Pascale. L’enologo di Velletri, Roberto Mazzer. E’ garanzia di distinzione, come il sistema innovativo dei filari vent’anni fa. “Corte Normanna” distribuisce negli Stati Uniti e in Europa (Germania, Svizzera, Inghilterra) ben tre falanghine. Quando si dice, un chiodo fisso. Elegante bottiglia bordolese antica tiffany. Vi troverete un bianco di colore giallo paglierino, tendente al verdolino, profumo persistente, grande intensità, note di fiori che prevalgono su quelle di frutta gialla, la lieve acidità che dà ulteriore freschezza. Ideale per pesce, ovvio, ma anche per formaggi freschi e mozzarella. Di gran pregio la “Palombaia”, falanghina raccolta più tardi, a metà ottobre, con passaggio veloce in barrique francese. E “Porta dell’Olmo”, passita che merita il privilegio del dessert di natale.