ENOLOGO

ROBERTO MAZZER

Roberto Mazzer  nasce a Vittorio Veneto il 28/09/1970.  Si diploma nel 1990 come Perito Agrario Specializzato per la Viticoltura e l’Enologia con 53/60 presso l’Istituto Tecnico Agrario Statale “G.B. Cerletti” di Conegliano Veneto. Si laurea nel 2001 nella Facoltà di Architettura della “Università degli studi di Roma La Sapienza” con 110/110  presso la cattedra di progettazione del Prof. Arch. Manfredi Greco con una tesi dal titolo: “Progetto del Nuovo Museo di Arte Contemporanea di Roma a Via Guido Reni. 

Inizia la propria attività di consulenza nel 1990 e fonda lo studio ATWINE in Velletri (Roma) nel 2016 con la collaborazione dell’enologo Pierpaolo Pirone. L’attività di consulenza presso l’azienda Corte Normanna inizia nel 1998, raggiungendo fin da subito ottimi risultati con riconoscimenti internazionali e nazionali su riviste e guide del settore.

Da sempre l’attività principale dello studio è la consulenza a piccole e media aziende vitivinicole che pongono al centro della propria attività la produzione di vini di qualità con esaltazione della tipicità e della salubrità della propria produzione. Per ottenere questi obbiettivi, il Dr. Mazzer  ha sempre lavorato con materie prime di qualità. Coscienti, infatti,  dell’importanza delle uve, la ricerca dello studio si è sempre focalizzata sui vigneti e sull’analisi delle uve per ottimizzare i tempi di raccolta e razionalizzare i conseguenti processi produttivi.

Mazzer  ha sempre sostenuto questa filosofia: “Il processo di vinificazione deve essere mirato al rispetto della materia prima, ogni intervento non necessario o correttivo porta con se una parte sottrattiva, penalizzante della qualità globale e non rispettosa del prodotto originale. Il miglior processo produttivo è sicuramente quello che interviene in modo minore sul prodotto originale, il bravo tecnico è paradossalmente il tecnico che riesce a “perdere” meno qualità dell’uva di partenza”.

Per questo motivo, da sempre la ricerca dello studio ha puntato sull’elaborazione di vini dove la tecnologia venisse posta al servizio di un processo mirato alla riduzione di sostanze aggiunte oggettivamente nocive tipo la SO2 e permettesse l’esaltazione delle note tipiche del vitigno e del territorio tramite la riduzione di deviazioni e difetti.

“I difetti, sostiene Mazzer  sono sicuramente le “aggiunte” più omologanti che si possano avere in un prodotto; la tecnologia invece deve salvaguardare le caratteristiche positive della materia prima riducendo l’uso di conservanti e correttori”.

“La demonizzazione della tecnologia applicata all’enologia e dell’enologo stesso è figlia di una visione distorta della scienza; in pratica si associa la tecnologia alla trasformazione del prodotto o peggio alla sofisticazione. Ma non è tecnologia, si tratta di una serie di interventi (aggiunte e lavorazioni) che, nella maggior parte dei casi sono anche illegali, legati più ad una visione industriale del prodotto vino, distante anni luce dalla filosofia dello studio e delle aziende vitivinicole.

Non possiamo demonizzare la ricerca scientifica nel nome dei vini naturali; è la scienza stessa che può permetterci di migliorare il processo produttivo e ridurre l’uso di conservanti con esaltazione delle note varietali e territoriali”.